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BONDAGE
Inserito il 17 agosto 2013 alle 22:35:19 da MBlackBat.

Materiale base

Diamo per scontato che chi vuole intraprendere tale pratica, dovrà anche metterci del "sale in zucca", farà un certo percorso di formazione con corsi, articoli, affiancarsi ad uno che già lo esegue, per cui questa prefase è chiara.

Ovviamente le corde.


Sintetiche
Sono le più economiche, si trovano in qualsiasi negozio di brico o ferramenta. Sicuramente sono il punto di partenza sia per imparare, sia per stabilire le lunghezze standard della propria attrezzatura che sarà.
Non facilissime da tagliare, colorate in più tonalità, nei diametri da 6 o 8 sono ben maneggevoli.
Bruttine per una resa fotografica, ma proprio grazie alla varietà di colori possono essere usate per far notare come certi passaggi vengono eseguiti.
Se non eccessivamente tirate, non lasciano segni sulla modella.
Tendono a scivolare nel contatto corda/corda, quindi i passaggi devono essere quasi sempre doppi o addirittura fissati da nodi.
Nei passaggi rapidi tendono a scaldare localmente dando un effetto "nastro di tapparella".
I puristi non le usano per le sospensioni, ma questo non ne esclude i loro utilizzo; se pensiamo a quelle degli alpinisti, sono costruite per quello.
Comunque sia, vanno benissimo infrapposte ad anelli, grilli, golfari, moschettoni, carrucole.


Cotone
Iniziamo ad entrare nel bondage, ma ancora da neofiti, un po più costose delle precedenti, ma decisamente meno delle prossime, sono una buona soluzione per avere resa fotografica, colori, morbidezza (alcuni le definiscono mozzarellose) gradevoli al contatto e ancora utili per non lasciare segni sulla modella.
Se si pretende una vera immobilizzazione non sono molto adatte in quanto tendono a cedere sotto tensione e quindi a "mollare" la presa.
I puristi non le usano, sia per la loro diversa costruzione, sia per la riduzione del diametro sotto tensione con il conseguente allungamento.
Hanno una resistenza meccanica inferiore, quindi vanno scelte aumentandone il diametro.
Personalmente, nonostante tutto, un set di questo tipo di corda va tenuto comunque a disposizione.


Juta
Qui entriamo nel bondage, i costi sono simili al cotone.
Fotograficamente danno bene l'idea dei passaggi, la resistenza è ottima per le sospensioni, tradizionalmente pare sia il materiale originale di costituzione delle corde giapponesi, secondo alcune scuole di pensiero e qui entriamo anche in una visione storica e tradidionalista.
Qui i segni restano sulla modella, quindi il loro utilizzo deve essere una scelta.
In alcuni casi si trovano colorate e non tinte, differenza sostanziale nelle anime interne.
Il carico di rottura è praticamente identico alla canapa.
La sensazione del "grezzo" è la sua caratteristica.


Canapa
I costi lievitano decisamente. fotograficamente di ottima resa, ottima per le sospensioni, si contende il primato di originalità con la juta.
Citando il Maestro DrFatso è la sua preferita. Racchiude in se, con buona somiglianza, le caratteristiche di tenacità, apparenza, morbidezza e naturalità nel contatto.
La scelta diventa personale una volta provate entrambe.


Lino
Qui i costi sono decisamente alti.
Ha un eccezionale carico di rottura, la lavorazione del filato è complessa e di alta qualità.
La resa fotografica è ottima.
La cera d'api è un essenziale accessorio per mantenere "vive" le corde.

Seta
Anche qui il costo è alto.



---continua----
 
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Commenti
1 Commento
Inserito il 27 novembre 2013 alle 20:27:48 da dark71.  0/5
 
L’ arte della legatura accompagna l’ essere umano fin dai suoi arbori ed è sviluppata usando la corda , l’ utilizzo della medesima era di origine prettamente pratico , come per esempio per fasciare le pietre attorno ad un ramo per farne un’ arma , poi sospinto dalle necessità , la corda ha avuto anche la connotazione di tenere al ‘guinzaglio’ capi di bestiame , fino al suo sviluppo nelle tecniche di costruzioni di palafitte.
La suddetta pratica si sviluppa anche verso il senso costrittivo verso il proprio simile , in quanto il suo primo utilizzo a livello storico , viene manipolata la corda per legare le persone con le stesse ‘tecniche’ con cui si legava il bestiame o come chiameremo oggi l‘ hogtie.
Solo in Giappone durante l’ epoca Edo (1200 D.c. circa) essa viene sviluppata come senso più esteso , ove la legatura cambiava radicalmente il suo concetto , passando da un utilizzo pratico / logistico / spirituale , ad una connotazione più ampia , quasi di espiazione da azioni considerate negative o dannose.
Questa sua crescita esponenziale è dovuta anche al fatto che venne fusa con il concetto del shintoismo , branchia puramente spirituale delle credenze religiose tipicamente Giapponesi.
Nelle tecniche di legature i Giapponesi tendevano anche a far si che la posizione della corda , con anche la posizione della persona che veniva legata , fosse in un certo qual senso ‘sospesa’ in una posizione meditativa contemplativa , ove i passaggi venivano chiaramente svolti a seconda delle azioni che quella determinata persona aveva fatto.
Un esempio su tutti la posizione detta del cacciatore , sviluppata in modo tale che chi cacciava in territori non consentiti o uccideva animali senza specifici permessi veniva raffigurata nella cristallizzazione della stessa persona con la mano portante rivolta verso le spalle , in modo da fargli ‘pesare’ o ‘ripensare’ proprio all’ azione della presa delle frecce nella sua faretra posta sulle sue spalle.
Queste legature non solo servivano per far capire dove le persone avevano sbagliato , ma oltre a quello , la posizione era determinante in modo tale che le persone legate e una volta sciolte nel momento stesso del perpetuarsi di quella predeterminata infrazione , avessero un momento di reale cessazione dagli intenti dei gesti che avevano reso colpevoli le suddette.
Questa tecnica viene radicalmente cambiata durante la Seconda Guerra Mondiale , ove il Giappone entra in guerra e assimilandola con la tecnica del Bushido (dove era anche giusto suicidarsi col proprio veicolo per difendere l’ Imperatore ed il Giappone da ogni invasore) l’ arte della legatura cambia bruscamente , accettando di inserire dentro le proprie armonie , dei passaggi nei quali gli ostaggi così legati , subivano anche l’ onta del fatto che le corde si appesantivano contro ogni singolo movimento e quindi era obbligatorio rimanere immobili , onde evitare escoriazioni , lacerazioni o reali impedimenti costrittori agli arti o alle vie respiratorie.
Finita la guerra la cultura delle legature viene seguita in modo più blando (attorno agli anni ’50) avendo un approccio sofistico Inglese e quindi più tecnico , sospinto nel fatto che la persona legata primo doveva essere cosciente del fatto di accettare la legatura e in secondo una volta terminata la legatura , il disegno finale risultava non dissimile a quella stessa immobilità delle statue di marmo.
Attraverso gli anni e le censura il Bondage prende con se gli aspetti che più lo demarcavano e in se stesso si sviluppano arti e stili di pensiero , chiunque desiderava manipolare la corda con la tecnica da raffigurare una chiave di lettura simile a quella della Seconda Guerra prese il nome di ‘militar’ , così come per anni la più basilare figura del Bondage viene chiamata a tutt’ ora il Karada , anche se nella sua traduzione del Giapponese non esplica di per se stesso la funzione del legare una persona.
Ci sono varie tecniche (come la washi che prevede il fatto che la corda nell’ ultimo pezzo viene tenuta libera) così come ci sono varie figure che si possono interpretare , ma nella base del tutto viene sempre per primo il rapporto di fiducia estrema che ha il legatore e il legato , vincolo per il quale il legatore si cura di ogni dettaglio , di ogni passaggio e della incolumità del legato.

 
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